Le foto più drammatiche e spettacolari che hanno segnato la storia dell’ultimo anno scattate dai migliori fotogiornalisti al mondo.
Dal 1955, l’annuale World Press Photo Contest ha stabilito lo standard del fotogiornalismo e definito le immagini che contano. Il World Press Photo Award riconosce e celebra, da oltre settant’anni, le migliori immagini di fotogiornalismo dell’anno, selezionate da una giuria internazionale indipendente tra migliaia di candidature provenienti dai quattro angoli del globo.
Jourmana El Zein Khoury, direttrice esecutiva del progetto, è molto chiara nel descrivere lo stato di salute della libera informazione: “In tutto il mondo, la libertà di stampa è sotto assedio. In alcuni luoghi viene lentamente erosa con leggi e intimidazioni. In altri, viene attaccata apertamente attraverso la censura, la violenza o l’occupazione strategica degli spazi pubblici con una dilagante disinformazione. In un clima del genere, a essere in pericolo sono l’esistenza stessa e la necessità della stampa.” Da qui la forte intenzionalità nel porre il rapporto tra dignità umana e conseguenze delle scelte politiche al centro delle valutazioni della giuria, che ha selezionato 42 opere tra le 3747 presentate in base a criteri tra cui l’approccio narrativo, l’impegno nei confronti della diversità, la celebrazione di voci locali, troppo spesso dimenticate nonostante rappresentino la cartina di tornasole della realtà politico-internazionale.
Le opere premiate, che offrono una varietà di prospettive da tutto il mondo, testimoniano gli eventi che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso e documentano i problemi che la nostra società affronta quotidianamente. Il fotogiornalismo e la fotografia documentaria sono dunque d’importanza capitale in un momento in cui si dubita persino della realtà fattuale, in cui la verità viene facilmente distorta, se non negata. Le immagini premiate raccontano storie coraggiose, commoventi, complesse: dalle zone di guerra alla lotta per i diritti civili, dall’emancipazione politica all’impatto visibile della crisi climatica. Ma non solo: ci parlano anche di resistenza e di ricostruzione, dell’umanità che reagisce, del nostro rapporto con la natura, con la comunità e con il potere.
“In un mondo che sembra sempre più frammentato, le storie di resilienza e speranza sono essenziali, non come contrappeso alla tragedia, ma come prova di ciò che è possibile” commenta Kira Pollack, presidente della giuria globale e curatrice della pubblicazione, dando al lettore una precisa direzione interpretativa.
In questa pubblicazione toccante e talvolta sconvolgente, le immagini vincitrici mettono in luce il meglio del giornalismo visivo dell’ultimo anno. Sono un’evidenza degli sforzi di professionisti che rischiano la vita (come riportato nell’introduzione, nel 2025 sono stati uccisi 93 corrispondenti) per renderci consapevoli di ciò che succede a persone che vivono sulla propria pelle situazioni di disagio che hanno cause ben precise. Suddivise in categorie tematiche interpuntate da riflessioni della giuria, le immagini selezionate raccontano la rilevanza del lavoro fotogiornalistico: l’interazione con la fotografia consente di mettere il fruitore in contatto con realtà esistenti, reali, tangibili sulla pagina fotografica, anche se distanti nello spazio. L’obiettivo non è solo informare e rappresentare, oppure scioccare, bensì combattere l’indifferenza davanti alle tragedie del mondo e di come le persone reagiscono: talvolta crollando, talvolta rialzandosi.
Il World Press Photo 2026 è un invito a un’assunzione di responsabilità di fronte al mondo da cui non possiamo esimerci: cambiare è possibile, ma prima bisogna aprire gli occhi e capire perché è necessario.
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