«Valicare limiti che si credevano insormontabili genera la volontà di procedere in questa sfida, una sorta di adrenalina artistica di cui si rischia di diventare dipendenti» Diego Chilò, artista
Diego Chilò, architetto e designer vicentino, ci invita a percorrere un viaggio di esplorazione intorno al suo «planetario» fermandoci per alcune tappe. Il termine planetario è preso in prestito dal saggio di Manlio Brusatin, storico delle arti e architetto, che lo utilizza per indicare i lavori dell’artista: ventidue sfere di vetro da da 18,25 e 30 cm di diametro – pianeti, appunto – identiche (o quasi) nella forma e nella composizione, ma distinte nei colori vibranti e nel rapporto tra luce e materia.
«Il globo incandescente prende man mano la forma sferica e si arricchisce con una miriade di crateri metallici, come un pianeta che nella sua forma mostra tutte le caratteristiche di un sistema tanto semplice quanto universale» spiega l’architetto. Da una visione prettamente poetica dell’operato di Chilò, in cui Brusatin offre una serie di parallelismi con il mondo della storia dell’arte, l’indagine si sposta verso una comprensione più concreta dell’intero processo creativo che porta alla creazione delle sfere. A proposito della sfera, Chilò spiega che essa «è atta a eliminare qualsiasi complicanza formale per lasciare allo spettatore la possibilità di raccogliere nel risultato finale la prospettiva e i riflessi da qualsiasi angolazione piuttosto di trovare un punto preciso di equilibrio derivante da un punto di vista fisso».
Questa ricerca continua lo mette a dura prova nel suo intento di far convivere due materiali diversi, il rame e il vetro. La vera sfida dell’artista è stata quella di far dialogare modernità e tradizione impiegando materiali nuovi quali inserti di rame accanto alle tecniche tradizionali di soffiatura del vetro. In questo modo Diego Chilò è diventato pioniere di nuove frontiere.
22,00 €