Libri

da MArte

La borsa, 200 anni, 5 continenti. Il romanzo segreto delle cose necessarie

di Antonio Mancinelli

Pubblicato da Marsilio Arte, il nuovo volume di Antonio Mancinelli celebra la storia di un oggetto carico di significati. È proprio l’autore ad accompagnarci fra le pagine del libro

Condividi su

Le borse ci conoscono con una precisione che agli esseri umani manca per educazione o convenienza. Custodiscono la versione non autorizzata di noi: documenti e talismani, farmaci, ricevute, chiavi, cosmetici, una lettera rimasta senza coraggio. L’abito presenta il personaggio. La borsa conserva le prove. Da questa discrezione infedele ha preso forma La Borsa. 200 anni, 5 continenti, un libro ‒ arricchito da un saggio del filosofo Emanuele Coccia e da contributi di Beatrice Manca ‒ dedicato a ciò che portiamo con noi e a ciò che, portandolo, finisce per raccontarci e trasforma l’oggetto quotidiano in un romanzo dell’esistere.
Abbiamo scelto 300 esemplari fra gli 850 raccolti dalla collezione di Roberta Butti. Provengono da cinque continenti e coprono due secoli, ma non marciano in ordine di data. La vita ignora l’ordine cronologico: al mattino cerca una borsa capace, la sera pretende una piccola architettura di seta, perline o metallo; parte, lavora, danza, va a teatro, celebra un matrimonio, si concede il tempo libero, incontra il primo amore, coltiva qualche eccentricità. Il volume segue queste occasioni d’uso: una partitura dell’esistenza.
Le sezioni dedicate al giorno, alla sera, al ballo, al teatro, alla cerimonia, al viaggio, allo svago, al primo amore e alla Wunderkammer fanno convivere il necessario e il superfluo. Una bisaccia agricola e una pochette ricamata rispondono a bisogni differenti, eppure condividono il medesimo gesto primordiale: contenere e portare. Fra loro scorrono storie di commercio, migrazione, rito, lavoro, seduzione, rango, scarsità. La borsa segue i mutamenti sociali come una testimone. Nei periodi di abbondanza si adorna, durante le guerre si contrae, quando le donne conquistano autonomia modifica dimensioni, chiusure, impugnature e funzioni. Il passaggio dalla casa allo spazio collettivo lascia tracce precise: manici più saldi, scomparti, tracolle, serrature, forme adatte al viaggio e al lavoro. La storia dell’emancipazione non abita esclusivamente nei manifesti. Pelli, sete, corde, rafie, perline, legni, ottone, argento, plastiche e materiali di recupero mostrano quanto l’invenzione nasca dal dialogo fra desiderio e disponibilità. Ogni materia porta con sé un territorio, una tecnica, un’economia. Il lusso perde l’aria da sentenza bancaria e torna a significare tempo, abilità, rarità, fantasia. Le maison conservano il loro posto, ma smettono di occupare tutti i posti a tavola. L’anonimo artigiano, quando il lavoro è impeccabile, non ha bisogno di un cognome in lettere dorate. C’è poi l’intimità. Il filosofo Gaston Bachelard chiamava armadi, scrittoi e bauli “veri organi della vita psicologica segreta”. La borsa appartiene alla stessa famiglia, ma con una differenza: viaggia con noi. È un archivio emotivo sottoposto agli urti del mondo. Conserva il necessario e l’inconfessabile, le cure e le superstizioni, la disciplina dei documenti e l’anarchia delle briciole. Svuotarla significa assistere a una piccola seduta psicoanalitica, senza l’onorario e con più scontrini.
Per questo abbiamo voluto che le immagini sorprendessero la borsa nel suo habitat, lontano dalle passerelle. La ricerca iconografica ha seguito dipinti, fotogrammi, fotografie storiche e archivi internazionali: accanto a Jacqueline Kennedy e Jane Birkin compaiono Ornella Vanoni, Raffaella Carrà e donne senza nome, colte al lavoro, in viaggio, per strada, durante una festa. La celebrità aiuta a riconoscere un modello; l’anonimato restituisce il gesto: le 350 immagini non accompagnano il discorso come dame di compagnia. Lo contraddicono, lo ampliano, gli offrono deviazioni. Una mano stretta attorno a un manico rivela il rapporto fra corpo e oggetto; una borsa posata accanto a una sedia dichiara un rango; una tracolla libera le braccia. Guardare queste figure significa leggere il costume, il design, la sociologia, la storia materiale. Il volume è pensato per chi studia e per chi guarda, per i curatori, i designer, gli artigiani, i collezionisti, i fotografi, gli studenti, gli scrittori e per chi non ha mai considerato la propria borsa una fonte storica. È un repertorio di forme e materiali, un atlante di usi, un racconto per immagini. Vi si riconoscerà perfino l’uomo che chiama la propria borsa utility bag, persuaso che l’inglese conceda alla tracolla un certificato di virilità. 256 pagine raccolgono questa commedia umana senza costringerla nella teca.
Dopo l’ultima pagina, la borsa appesa alla sedia assume l’aria riservata di una testimone; quella ereditata diventa genealogia; quella nuova porta già il presentimento delle proprie rughe. Il tempo aveva svuotato questi oggetti. Noi abbiamo provato ad affidare al loro vuoto il peso del mondo e a consegnarlo al lettore con un manico.

Antonio Mancinelli 

BIO
Antonio Mancinelli, giornalista professionista, è stato caporedattore di Marie Claire fino a luglio 2021. Collabora con RepubblicaD ‒ La Repubblica delle DonneAmicaIl Foglio e altre testate online e offline. Ha iniziato con il Corriere della Sera. Insegna giornalismo di moda e semiotica della moda in varie scuole e atenei. Ha pubblicato vari libri: di questi, l’ultimo è L’arte dello styling (Vallardi) scritto in tandem con Susanna Ausoni, tradotto in tutto il mondo. Da sempre attento alla moda come riflesso della società e dispositivo politico atto a spiegare le mutazioni culturali, da anni predica che ognuno dovrebbe vestirsi come vuole e non come deve. Non gli crede nessuno.

Didascalie:

La copertina di La Borsa, il libro di Antonio Mancinelli, Marsilio Arte, Venezia 2026

Inizi Novecento, Perline di vetro, filigrana in metallo 14 x 18 x 2 cm © Roberta Butti / fotografia di Ugo Ambroggio, Como

Karl Lagerfeld, Anni Ottanta, Vernice, cavallino, metallo 17 x 16 x 3 cm © Roberta Butti / fotografia di Ugo Ambroggio, Como

Dallas Handbags, Anni Settanta Vinile, plastica, metallo, telefono funzionante, cavo telefonico incorporato nella borsa, 24 x 29 x 7 cm © Roberta Butti / fotografia di Ugo Ambroggio, Como (cover photo)

David 5th Avenue, Anni Cinquanta, 14 x 15 x 14 cm © Roberta Butti / fotografia di Ugo Ambroggio, Como

Articoli correlati

Iscriviti, la nostra newsletter ti aspetta!

Iscriviti subito per rimanere aggiornato su mostre, eventi, artisti, libri.

Registrandoti confermi di accettare la nostra privacy policy.