L’artigianato artistico contemporaneo torna a Venezia in occasione di Homo Faber, l'evento internazionale biennale organizzato da Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, che valorizza la trasformazione creativa della materia. Diretta da Es Devlin, l’edizione 2026 è in programma dal primo al 30 settembre
An Island of Light: è questo il titolo della quarta edizione di Homo Faber, la mostra in arrivo sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Con l’obiettivo di celebrare la sapienza artigianale, quindici installazioni immersive accoglieranno decine di personalità provenienti da tutto il mondo, grazie alla collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini e la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte. La kermesse sarà accompagnata dalla pubblicazione del coffee table book che ripercorre la storia di Homo Faber dal 2018 a oggi, edito da Marsilio Arte. Abbiamo chiesto a Es Devlin, direttrice artistica dell’imminente edizione, di raccontarci i dettagli.
La luce è al centro della nuova edizione di Homo Faber ed è anche uno degli elementi che meglio definiscono l’identità di Venezia. Come hai strutturato la narrazione di Homo Faber 2026 attorno a questo tema, combinandolo con la sapienza artigianale?
Per Homo Faber 2026, sapevo che la luce era qualcosa che volevo scoprire attraverso le mani degli artigiani, e volevo osservare come fosse possibile inquadrare tutto ciò che viene realizzato da 500 paia di mani come una manipolazione della luce. Si potrebbe dire che ogni oggetto è una danza con la luce e che sia i materiali che gli oggetti stessi sono il risultato di un’interazione con la luce, con il sole, con tutto ciò di cui siamo fatti.
In che misura la sua pratica artistica ha influenzato le linee guida per la sua direzione artistica della prossima edizione di Homo Faber?
Lavoro nell’ambito del teatro, dell’opera e delle installazioni artistiche. Praticamente tutto ciò che realizzo è basato sul tempo, riguarda la sequenzialità. Quindi ho affrontato questo progetto chiedendomi: come posso mettere in sequenza l’incontro con almeno 700 oggetti in modo che non risulti opprimente? Si tratta di garantire che non sia necessario ricorrere a una nota a piè di pagina per comprendere la connessione tra loro. Non appena entrerete, sarete accompagnati con naturalezza attraverso una sequenza di oggetti molto diversi tra loro.
In una società dominata dal consumismo, in cosa consiste la forza dell’artigianato e come questo aspetto sarà trasmesso dalla prossima edizione di Homo Faber?
Viviamo in una società che ci spinge costantemente alla frammentazione, alla distrazione e al consumo. Questa mostra rappresenta una sorta di resistenza attiva a quel consumo incessante di oggetti che usiamo una volta sola per poi gettarli via. Ciascuno di questi artigiani incarna una resistenza attiva alle forze di diluizione e frammentazione che caratterizzano il consumismo. Quindi sì, è un progetto ambizioso, di resistenza e – speriamo – in grado di cambiare la vita.
Intervista a cura di Arianna Testino
https://www.homofaber.com/
BIO
L’artista e designer britannica Es Devlin considera il pubblico come una società temporanea e incentiva la partecipazione del pubblico a opere corali collettive. Le sue principali installazioni si sono concentrate su alcune delle comunità più vitali di Londra: in Congregation (2024) ha realizzato ritratti a gesso e carboncino di 50 londinesi che hanno offerto il proprio contributo alla città dopo aver vissuto l’esperienza dello sfollamento. In Come Home Again (2022) ha disegnato 243 delle specie più a rischio di estinzione di Londra e le ha installate all’esterno della Tate Modern, accompagnate dai cori della diaspora londinese. Nel 2018 ha dipinto di rosso fluorescente uno dei leoni di bronzo di Trafalgar Square e ha invitato i visitatori a nutrirlo con parole che formavano una poesia collettiva proiettata sulla Colonna di Nelson.
Ha progettato Dear England al National Theatre (2023), che ha riunito le comunità calcistiche e teatrali del Regno Unito, il Padiglione del Regno Unito all’Expo mondiale (2021), che ha raccolto le parole di milioni di visitatori in una poesia collettiva globale, lo spettacolo dell’intervallo del Super Bowl 2022 e la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra 2012.
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