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Una Montagna di Libri: intervista al fondatore Francesco Chiamulera

di Redazione

Da sedici anni la valle d’Ampezzo accoglie una manifestazione molto amata da autori e autrici internazionali: “Una Montagna di Libri” offre ai lettori l’opportunità di prendere parte a un fitto calendario di iniziative sia nella stagione invernale sia in quella estiva. A raccontarci qualcosa in più è il fondatore e responsabile della manifestazione culturale

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Cuore pulsante dell’imminente edizione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026, Cortina è da tempo meta di personalità connesse al mondo della cultura, che proprio nella cornice ampezzana hanno trovato una inesauribile fonte di ispirazione. Dal 2009 Una Montagna di Libri riunisce autori e autrici, protagonisti di incontri organizzati durante i mesi invernali ed estivi. L’edizione che precede e accompagna la kermesse olimpica è altrettanto intensa, ne abbiamo parlato con il fondatore della rassegna, Francesco Chiamulera.

Cortina è uno dei protagonisti dei giochi olimpici e paralimpici 2026, ma dal 2009 è anche sede di Una Montagna di Libri. In quale modo la manifestazione dialoga con la kermesse olimpica?
Una Montagna di Libri ha scelto di accompagnare i mesi di attesa dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026 con un viaggio bellissimo nello sport, ma soprattutto nelle vite e nelle storie delle atlete e degli atleti. Abbiamo evitato i “panel” e le tavole rotonde con troppi ruoli istituzionali, e puntato tutto sulla appassionante storia del bob (con il Bob Club Cortina), delle discese libere e giganti di Kristian Ghedina, Deborah Compagnoni, Paolo De Chiesa, René De Silvestro, Luca Palla, con le memorie olimpiche raccolte in modo magico da Massimo Spampani, da Andrea Goldstein. Con i profili dei grandi sciatori portati in scena da Aldo Cazzullo. Con la storia emozionante delle pattinatrici e delle cronometriste di Cortina ’56 – insomma delle donne delle Olimpiadi di allora – narrata da Antonella Stelitano e Adriana Balzarini con la campionessa Manuela Angeli, che volava sul ghiaccio di allora. Antonella Palmisano ci ha raccontato del suo oro di Tokyo 2020. Massimo Zanella e Vittorio Linfante hanno fatto un excursus nella bellezza e nel design dell’inverno.

Come è cambiato, nel corso degli anni, il volto di Cortina non solo quale meta di riferimento per gli sportivi, ma soprattutto come interlocutore culturale? Da oltre un secolo, infatti, è crocevia di personalità legate al mondo della cultura che hanno trovato qui un luogo di ispirazione.
È sempre stata la grande differenza, se vogliamo il punto di forza di Cortina, rispetto ad altre località pur magnifiche dell’arco alpino. Nella valle d’Ampezzo si sono dati appuntamento scrittrici e scrittori, artisti, visionari, giornalisti. Approfittando del luogo incantevole, insieme isolato e connesso tra più frontiere, si sono incontrate le idee. Gli editori hanno concluso accordi di pubblicazione con autori come Ernest Hemingway. Parise, Buzzati, Comisso erano degli habitué, così come il grande Cesare De Michelis. Saul Bellow e Edward Morgan Forster ci ambientavano racconti e novelle. E al giorno d’oggi, da Anne Applebaum, Premio Pulitzer, a Emmanuel Carrère, da Javier Cercas ad Alessandro Piperno a Giovanni Montanaro, scrittrici e scrittori contemporanei continuano a sceglierla. E ad amarla. Li celebriamo attraverso il primo museo diffuso della letteratura nelle Alpi: accaddeacortina.it.

In quale modo Una Montagna di Libri ha contribuito a definire l’identità di Cortina?
Cortina non aveva bisogno di noi per definire la propria identità, ma abbiamo voluto continuare a proteggere ed espandere il ruolo della valle d’Ampezzo come crocevia cosmopolita. Una Montagna di Libri è qui da sedici anni, con un entusiasmo inesausto, senza mai mancare una singola stagione, e di anno in anno, con settanta incontri, tra estate e inverno, accompagniamo la vita delle Dolomiti pensando a far sì che lettori e autori continuino a incontrarsi all’ombra delle Tofane. Sono tantissimi.

Quale ricaduta ti auguri che abbiano i giochi olimpici su Cortina, e sul territorio ampezzano in generale, da un punto di vista socio-culturale?
Spero e credo che portino più infrastrutture per la nostra montagna. Non solo le strade, di cui comunque abbiamo bisogno, perché non è giusto impiegare due ore per arrivare al più vicino ospedale: e in attesa che si potenzi la rete ferroviaria, in montagna tuttora i residenti devono potersi spostare anche con la propria automobile. Non solo le strutture sanitarie stesse, a partire dall’ospedale Codivilla di Cortina d’Ampezzo. Ma proprio il modo in cui si vive tra le montagne. Con una contemplazione nutrita di affetto e di rispetto, con il pragmatismo di capire che le esigenze delle persone sono molteplici e diverse. C’è chi ama sciare, e ha il diritto di continuare a farlo, visto che questa è un’economia portante per la nostra montagna, e allo stesso modo c’è l’universo variegato e bellissimo dei nuovi sport, nel silenzio di una ascesa, nella ricerca della salute, in un diverso rapporto con la natura. Infine, credo spero che questi giochi costruiranno una nuova pagina nell’immaginario eterno che Cortina, città di vacanze e di nostalgia, ha creato intorno a sé.

Intervista a cura di Arianna Testino

https://unamontagnadilibri.it/

BIO
Francesco Chiamulera (1985) è fondatore e responsabile, dal 2009, di Una Montagna di Libri, festa internazionale della letteratura di Cortina d’Ampezzo. In sedici anni, Una Montagna di Libri ha portato nelle Dolomiti, in due edizioni annuali, estate e inverno, centinaia di autrici e autori da tutto il mondo. Laureato in Storia contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma, già borsista alla Boston University, è autore di Candidato Reagan (Nino Aragno, 2013). Scrive per Il Foglio, il Corriere della Sera, Vogue Italia, Linkiesta e il Corriere del Veneto.

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