a cura di Mario Codognato e Adriana Rispoli, Berggruen Arts & Culture
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Joseph Kosuth (nato nel 1945) pone il linguaggio al centro della propria pratica artistica, sia come contenuto che come soggetto. Noto per le sue celebri opere al neon, l’artista presenterà una nuova importante opera su larga scala, dal titolo A Chain of Resemblance (2026), che verrà installata all’ingresso principale della Casa dei Tre Oci. L’opera si basa su un testo di Michel Foucault ed esplora il modo in cui il significato viene plasmato sia dal testo che dal contesto in cui appare, rivelando come il linguaggio non sia mai neutrale ma intrinsecamente influenzato dal suo ambiente e dalla sua ricezione.
Il primo piano dei Tre Oci ospiterà i primi lavori di Kosuth risalenti agli anni Sessanta. Tra questi, verrà esposta una delle sue opere più influenti, One and Three Mirrors (1965), in cui il significato si concretizza nella relazione tra le sue tre componenti: immagine, oggetto e testo. In questa installazione, il riflesso dello spettatore entra a far parte dell’opera stessa, permettendogli di cogliere un frammento del soggetto.
Tre sale adiacenti ospitano opere che mettono in discussione l’autorialità, a partire dal radicale ripensamento di pubblico, comunità e collaborazione proposto da Kosuth. Tra queste compaiono The Fifth Investigation (1969), Text/Context (1978-1979) e Where Are you Standing? (1976), un poster originariamente prodotto dall’artista per la Biennale di Venezia del 1976 come parte del collettivo International Local (composto da Sarah Charlesworth, Joseph Kosuth e Anthony McCall), che verrà riproposto in questa occasione. Durante la mostra, verrà inoltre realizzato e installato in uno spazio pubblico di Venezia un manifesto del 1970, The Seventh Investigation.
Il primo piano dei Tre Oci ospiterà i primi lavori di Kosuth risalenti agli anni Sessanta. Tra questi, verrà esposta una delle sue opere più influenti, One and Three Mirrors (1965), in cui il significato si concretizza nella relazione tra le sue tre componenti: immagine, oggetto e testo. In questa installazione, il riflesso dello spettatore entra a far parte dell’opera stessa, permettendogli di cogliere un frammento del soggetto.
Tre sale adiacenti ospitano opere che mettono in discussione l’autorialità, a partire dal radicale ripensamento di pubblico, comunità e collaborazione proposto da Kosuth. Tra queste compaiono The Fifth Investigation (1969), Text/Context (1978-1979) e Where Are you Standing? (1976), un poster originariamente prodotto dall’artista per la Biennale di Venezia del 1976 come parte del collettivo International Local (composto da Sarah Charlesworth, Joseph Kosuth e Anthony McCall), che verrà riproposto in questa occasione. Durante la mostra, verrà inoltre realizzato e installato in uno spazio pubblico di Venezia un manifesto del 1970, The Seventh Investigation.
Joseph Kosuth vanta un legame di lunga data con Venezia. Oltre ad averci vissuto e lavorato tra il 2021 e il 2025, il suo rapporto con la città lagunare ha inizio decenni prima. Ha partecipato a ben otto edizioni della Biennale Arte, durante le quali ha rappresentato il Padiglione dell’Ungheria (1993) e ha ricevuto la Menzione d’Onore. L’installazione permanente al neon di Kosuth, The Material of Ornament, è esposta alla Fondazione Querini Stampalia dal 1997, mentre l’opera To Invent Relations (For Carlo Scarpa) è stata commissionata per la Biennale di Architettura del 2016 e installata nella celebre Aula Magna Mario Baratto dell’Università Ca’ Foscari.
Joseph Kosuth è uno dei pionieri dell’arte concettuale e dell’arte installativa, avendo introdotto fin dagli anni Sessanta l’uso di opere basate sul linguaggio e su strategie di appropriazione. Il suo lavoro ha esplorato costantemente la produzione e il ruolo del linguaggio e del significato all’interno dell’arte. La sua indagine, condotta in più di cinquant’anni, sulla relazione tra linguaggio e arte ha preso forma attraverso installazioni, mostre museali, commissioni pubbliche e pubblicazioni in tutta Europa, nelle Americhe e in Asia.
Joseph Kosuth è uno dei pionieri dell’arte concettuale e dell’arte installativa, avendo introdotto fin dagli anni Sessanta l’uso di opere basate sul linguaggio e su strategie di appropriazione. Il suo lavoro ha esplorato costantemente la produzione e il ruolo del linguaggio e del significato all’interno dell’arte. La sua indagine, condotta in più di cinquant’anni, sulla relazione tra linguaggio e arte ha preso forma attraverso installazioni, mostre museali, commissioni pubbliche e pubblicazioni in tutta Europa, nelle Americhe e in Asia.
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