Ispirazione Europa / Italia Germania

Basilica Palladiana, Vicenza
13 novembre 2026 - 2 maggio 2027

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A Vicenza nasce
Ispirazione Europa
Dialoghi d’arte tra il XIX e XX secolo


Una trilogia di mostre per raccontare attraverso l’arte
la nascita e lo sviluppo dello spirito europeo nell’età moderna e contemporanea


Non solo capolavori d’arte, ma storie di incontri, viaggi, influenze e visioni che hanno attraversato i confini. Da questa idea nasce Ispirazione Europa, il nuovo progetto espositivo promosso dal Comune di Vicenza e presentato oggi alla stampa nella Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino, che tra il 2026 e il 2028 porterà in Basilica Palladiana tre grandi mostre dedicate ai rapporti tra l’Italia e Germania, Francia e Spagna.

La trilogia – curata da Gabriella Belli e Valerio Terraroli – è realizzata in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, ed è promossa e organizzata da Marsilio Arte, con main partner Intesa Sanpaolo.

Un progetto di respiro internazionale che attraversa cinque secoli di storia culturale e artistica collocando al centro artisti, idee e relazioni che hanno contribuito a formare lo spirito europeo.

Ad aprire il ciclo, il 13 novembre 2026, sarà Italia Germania, prima tappa di un racconto che proseguirà con Italia Francia nel 2027 e Italia Spagna nel 2028.

Un progetto per raccontare lo spirito europeo
Ispirazione Europa nasce con l’obiettivo di indagare il ruolo che le arti hanno avuto nella costruzione di una cultura condivisa nel continente. Pittori, scultori, architetti, designer, musicisti, fotografi e intellettuali hanno generato nel tempo una rete di influenze che ha superato i confini politici e geografici.

Le tre mostre presenteranno ciascuna circa cento opere tra dipinti, sculture, fotografie, lavori su carta e documenti, costruendo un percorso che intreccia la storia dell’arte con quella politica e sociale dell’Europa. Non si tratta di un semplice confronto tra scuole nazionali, ma del racconto di come il dialogo culturale e artistico abbia spesso anticipato trasformazioni profonde della società europea.


La prima mostra
Italia Germania

Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento
Da Canova a Kiefer
13 novembre 2026 – 2 maggio 2027


Ad aprire la trilogia sarà Italia Germania, che sarà visitabile dal 13 novembre 2026 al 2 maggio 2027. Il progetto vanta la collaborazione speciale del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, del Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno e della Casa di Goethe di Roma. Ha inoltre ricevuto il patrocinio dell’Ambasciata tedesca, rientrando tra le attività organizzate per le celebrazioni dei 75 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania. Il percorso attraversa due secoli di relazioni culturali tra i due Paesi, con particolare attenzione al Novecento, quando il dialogo tra artisti, intellettuali e architetti-designer italiani e tedeschi diventa uno dei motori della modernità europea.

L’esposizione ricostruisce una trama fitta di viaggi, incontri, influenze e confronti che hanno trasformato il linguaggio dell’arte e, più in generale, la visione culturale dell’Europa. La mostra è suddivisa in capitoli corrispondenti ai momenti più significativi di questa osmosi, in relazione alla storia artistica politica e sociale dei due Paesi, e riporta alla luce episodi, protagonisti e vicende fondamentali.

Il percorso esplora il XIX e il XX secolo, evidenziando come in questi reciproci scambi tra artisti, intellettuali e letterati siano nate nuove idee e rivoluzioni dei linguaggi artistici. Allo stesso tempo, questi dialoghi sono stati il riflesso di inquietudini e di speranze di un’epoca segnata da crisi profonde, spesso anticipando le cadute e le successive rinascite che hanno caratterizzato la storia europea in quei due secoli.

Le radici tra Settecento e Ottocento: il mito dell’Italia
Il racconto prende avvio sul finire del Settecento, quando l’Italia diventa una meta fondamentale per artisti e intellettuali tedeschi. Il viaggio compiuto da Johann Wolfgang von Goethe tra il 1786 e il 1788 – destinato a diventare uno dei testi fondativi della cultura europea – contribuisce a diffondere nel mondo germanico l’idea dell’Italia come luogo di rigenerazione artistica e spirituale.

In questo clima nasce a Roma la comunità dei Nazareni, pittori tedeschi che scelgono di vivere e lavorare insieme per restituire alla pittura una dimensione morale e religiosa ispirata alla purezza dell’arte rinascimentale italiana. Tra i protagonisti spicca Friedrich Overbeck, figura simbolo di questa esperienza e di uno dei primi momenti di dialogo moderno tra le due culture.

Accanto a questa vicenda si sviluppa il confronto tra diverse interpretazioni del classicismo europeo, alimentato dalle teorie di Johann Joachim Winckelmann e incarnato dall’opera di Antonio Canova, che in mostra si confronta con il più giovane scultore nordico Bertel Thorvaldsen.

Alla fine del XIX secolo gli scambi si fanno più intensi grazie alle Secessioni, in particolare quella di Monaco, e alla visionarietà di Giorgio de Chirico che si confronta con Franz von Stuck, ma anche con la cultura simbolista di Max Klinger e Arnold Böcklin, quest’ultimo attivo lungamente in Italia.

Avanguardie a confronto
Con l’inizio del Novecento il dialogo tra Italia e Germania entra in una fase decisiva.
Nel 1912e nel 1913, a Berlino, la galleria Der Sturm ospita due storiche esposizioni nelle quali partecipano i futuristi italiani. È uno dei momenti più intensi di incontro tra le avanguardie europee: artisti come Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Gino Severini si confrontano con gli espressionisti tedeschi, protagonisti della Brücke e del Blaue Reiter, tra cui Franz Marc e August Macke, Carlo Mense, Heinrich Campendonk, Emil Nolde, Karl Schmidt-Rottluff. Nonostante le differenze, questo confronto contribuisce ad ampliare il linguaggio della pittura europea e a ridefinire le possibilità di rappresentazione della modernità.

Tra le due guerre: arte e società
Negli anni Venti il rapporto tra Italia e Germania assume una dimensione più complessa, riflettendo le tensioni politiche e sociali dell’epoca.

Il Realismo Magico italiano e la Neue Sachlichkeit tedesca mostrano sorprendenti affinità nel modo di rappresentare la realtà: una pittura sospesa tra precisione e inquietudine, capace di raccontare le fragilità dell’individuo e della società dopo la tragedia della guerra.

Artisti come Felice Casorati, Antonio Donghi, Gino Severini e Cagnaccio di San Pietro dialogano idealmente con figure della pittura tedesca come Otto Dix, George Grosz, Heinrich Maria Davringhausen, Christian Schad, Georg Schrimpf, Alexander Kanoldt, interpreti con altri di pari importanza, delle inquietudini della Germania di Weimar. Parallelamente si apre un altro capitolo decisivo: quello dell’astrazione. Le ricerche sviluppate attorno al Bauhaus ridefiniscono il rapporto tra arte, architettura, design e società. In Italia, soprattutto a Milano è attorno alla Galleria Il Milione, che queste idee trovano una nuova generazione di artisti pronti a sperimentare linguaggi radicalmente innovativi.

Le opere di Vasilij Kandinskij, Josef Albers e Willi Baumeister esercitano una forte influenza su artisti italiani come Mauro Reggiani, Mario Radice, Luigi Veronesi, Carlo Rho, Alberto Magnelli, Fausto Melotti e Lucio Fontana

Dopo il 1945: ricostruire attraverso l’arte
Nel 1958 una mostra a Roma, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (poi allo Städtische Museum  Morsbroich di Leverkusen), dal titolo Pittori tedeschi e italiani contemporanei, riapre, dopo le profonde ferite della guerra, il dialogo tra i due Paesi in un clima di riappacificazione generale. Saranno presenti, tra gli altri, Alberto Burri, Piero Dorazio, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Santomaso, Tancredi Parmeggiani, Toti Scialoja, e i tedeschi Karl Fred Dahmen, Fritz Winter, Hermann Bachmann, Peter Herkenrath, Bernard Schultze, Ernst W. Nay, e altri ancora.

Il secondo dopoguerra rappresenta un momento decisivo per ridefinire le relazioni culturali europee. Le accademie tedesche diventano luoghi di confronto internazionale dove si incontrano diverse generazioni di artisti. In questo contesto nasce anche il gruppo ZERO, fondato nel 1957 a Düsseldorf da Heinz Mack e Otto Piene, ai quali si unisce, poco dopo, Günther Uecker.

Il gruppo manterrà uno stretto dialogo con l’Italia, dove attorno alla rivista Azimuth troviamo – in linea con la poetica tedesca – Enrico Castellani, Piero Manzoni, Agostino Bonalumi, Lucio Fontana.

Memoria, identità, contemporaneità
Tra le figure più emblematiche emerge Joseph Beuys, artista, teorico e docente che nel corso della sua vita intreccia profondi legami con l’Italia, trasformando l’arte in uno strumento di riflessione politica, sociale ed anche di supporto alle prime teorizzazioni green: proprio su quest’ultimo fronte il suo lavoro troverà rispondenze con autori dell’Arte Povera, sostenuta teoricamente da Germano Celant, Merz, Penone, Zorio in particolare. Emilio Vedova, pure per breve tempo docente a Düsseldorf, tra i più intensi interpreti italiani del rapporto tra arte e impegno civile, farà da perno con alcuni emblematici lavori a questo cortocircuito di visioni estetiche e di impegno sociale, dialogando con alcuni artisti d’area germanofona come gli azionisti viennesi Arnulf Rainer e Günther Brus, ma anche del più giovane Hermann Nitsch.

Dalla fine degli anni Settanta il dialogo tra Italia e Germania continua attraverso protagonisti di grande rilievo internazionale. Artisti come Sigmar Polke, Gerhard Richter, Anselm Kiefer e Georg Baselitz affrontano nei loro lavori il tema della memoria storica e della responsabilità culturale dell’Europa dopo le tragedie del Novecento.

Negli anni Ottanta la riflessione sulla memoria e sull’identità riemerge con forza nelle ricerche dei neo-figurativi tedeschi, i Neuen Wilden, tra cui Markus Lüpertz, Helmut Middendorf e Rainer Fetting, riemerse nella più giovane generazione della Scuola di Lipsia, con Neo Rauch. Queste esperienze entrano immediatamente in relazione con quanto accade in Italia con la Transavanguardia, teorizzata da Achille Bonito Oliva, e con artisti come Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Nicola De Maria.

Il percorso si chiude idealmente con lo sguardo rivolto al presente, attraverso una nuova generazione di artisti italiani e tedeschi che ancora oggi continuano a confrontarsi e collaborare, mantenendo vivo lo scambio culturale tra Roma e Berlino.

Le prossime tappe della trilogia


Italia Francia

2027

La seconda mostra della trilogia sarà dedicata ai rapporti artistici tra Italia e Francia, con un’attenzione particolare all’Ottocento, secolo decisivo per la nascita della pittura moderna.

Uno dei momenti simbolici di questo dialogo è la storica mostra del 1874 nello studio del fotografo Nadar, alla quale partecipa anche l’italiano Giuseppe De Nittis. Con gli Impressionisti la pittura esce definitivamente dagli studi accademici per confrontarsi con la luce e la vita moderna. Gli scambi tra i due Paesi erano però già molto intensi grazie al mercato internazionale promosso dalla Goupil & Cie, che contribuì alla diffusione di numerosi artisti italiani nel collezionismo francese: tra questi Boldini, De Nittis, Michetti, Corcos, Morelli e Mancini.

Un capitolo centrale metterà a confronto la Scuola di Barbizon, con figure come Jean-François Millet e Jean-Baptiste-Camille Corot, i Macchiaioli toscani e la Scapigliatura lombarda, rappresentata da Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Un ruolo importante in questo dialogo sarà quello dei mercanti Vittore Grubicy de Dragon e Alberto Grubicy, che favorirono la circolazione di nuove ricerche sulla luce e sul colore.

Il percorso proseguirà con il confronto tra il Pointillisme francese – con Georges Seurat, Paul Signac e Henri-Edmond Cross – e il Divisionismo italiano di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli e Gaetano Previati.

Un passaggio fondamentale alla fine dell’Ottocento sarà affidato al confronto tra Paul Cézanne e Segantini, figure che aprono la strada alla pittura del nuovo secolo, dal Cubismo al Futurismo. Il dialogo continuerà poi tra la Metafisica di Giorgio de Chirico e il Surrealismo di André Breton, con artisti come André Masson, Hans Arp e Yves Tanguy in dialogo con Savinio.

Figure di passaggio tra le due culture saranno Enrico Prampolini e Alberto Magnelli, protagonisti delle prime ricerche astratte in dialogo con le coeve esperienze francesi.

La mostra si concluderà nel secondo dopoguerra con il confronto tra l’Informale francese – con Jean Fautrier, Jean-Paul Riopelle e Hans Hartung – e quello italiano, rappresentato da Burri, Vedova, che molto guarderà alla Francia in questi anni, Morlotti e Afro.

 

Italia Spagna

2028

La terza mostra allargherà lo sguardo fino all’età moderna, ricostruendo i rapporti tra Italia e Spagna dal tardo Cinquecento al Novecento.

Il percorso si aprirà con El Greco, formatosi a Venezia accanto alla pittura di Tiziano e Tintoretto, e con la rivoluzione naturalistica di Caravaggio, la cui influenza segna profondamente la pittura spagnola del Seicento, da Diego Velázquez a Jusepe de Ribera.

Nel corso del XVII e XVIII secolo gli scambi si intensificano: artisti italiani come Luca Giordano e Giambattista Tiepolo lavorano in Spagna, mentre Francisco Goya soggiorna in Italia. Un ruolo di collegamento tra i due mondi artistici è svolto anche da Francisco Preciado de la Vega, attivo a lungo a Roma.

Tra Ottocento e primo Novecento Roma e Venezia diventano luoghi privilegiati di incontro per artisti spagnoli come Mariano Fortuny y Mandrazo, Ignacio Zuloaga e Joaquín Sorolla, protagonisti anche delle prime Biennali veneziane.

Il Novecento sarà dominato dalla figura di Pablo Picasso, che nel 1918 arriva in Italia per collaborare con Sergej Djagilev e i Ballets Russes, entrando in contatto con artisti come Giacomo Balla e Fortunato Depero.

Le ricerche di Salvador Dalí e Joan Miró, Juan Gris, affiancati da autori come Julio González e Pablo Gargallo, dialogheranno con la pittura e scultura italiana del tempo, mentre il surrealismo troverà un punto di contatto con la visione di de Chirico e Savinio.

Il percorso si chiuderà nel secondo dopoguerra con il confronto tra il ciclo Per la Spagna di Emilio Vedova e artisti come Antoni Tàpies e Manolo Millares, Eduardo Chillida, presente nel 1962 alla mostra curata da Giovanni Carandente, Sculture nella Città nell’ambito del V Festival dei Due Mondi di Spoleto, fino alle esperienze degli anni Sessanta con il gruppo Equipo Crónica e artisti come Manolo Valdés e Eduardo Arroyo, in dialogo con la scena italiana di Festa e Schifano. 

Materiali e immagini stampa

bit.ly/4t28OH0

 

www.mostreinbasilica.it

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