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L’alchimia secondo Anselm Kiefer nel nuovo libro di Massimo Recalcati

di Massimo Recalcati

Pubblicato da Marsilio Arte, “Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer” racchiude una serie di riflessioni dello psicoanalista Massimo Recalcati sulla ricerca e sulla produzione dell’artista tedesco, al centro della mostra dedicata alle alchimiste e allestita nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano dal 7 febbraio 2026

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È noto che l’alchimia sia un punto di riferimento fondamentale nel modo con il quale Kiefer concepisce il processo della creazione artistica. Non a caso Massimo Cacciari ha definito una volta la sua opera come una «poiesis alchemica» capace […] di rendere la rovina sacra, il ceppo un «seme santo», la fine un nuovo inizio. Kiefer ne parla in particolare nelle sue lezioni al Collège de France. Innanzitutto ciò che lo interessa maggiormente è l’analogia tra l’alchimia come processo di trasformazione e la creazione artistica. Come può un metallo povero, umile, scuro assottigliare la sua materia sino a divenire argento e oro?
Canonicamente il processo alchemico segue un movimento che dal piombo, passando per l’argento, raggiunge la lucentezza preziosa dell’oro. Si può leggere questo processo in una chiave teleologica, ovvero come un movimento che dai piani più bassi risale via via verso i più alti, oppure, come credo ci spinga a fare la metafisica del resto di Kiefer, come una redenzione dello scarto, come l’assunzione del punto più basso come il punto più alto. È il tema sollevato anche dal profeta Isaia: è il ceppo che resta – segno indelebile della distruzione – che deve divenire un «seme santo». È quel che accade anche nel miracolo evangelico delle nozze di Cana, raccontato dall’evangelista Giovanni: non è il vino sublime che prende il posto dell’acqua putrida, ma è l’acqua putrida – quella contenuta negli otri che serviva al rito di purificazione delle mani per gli invitati alla festa nuziale – che è già in se stessa vino sublime.
In questo senso anche Kiefer può affermare, riferendosi proprio al processo di trasformazione alchemica, che la trasformazione «è già presente nella cosa». Sicché nessuna autentica trasformazione può essere considerata come una mera sostituzione. La materia caduca, il detrito, il resto, il piombo non vengono semplicemente sostituiti dall’oro perché l’oro è già tutto nella materia caduca, nel detrito, nel resto, nel piombo e la luce dell’oro è già tutta nel piombo perché l’ombra non è il contrario della luce ma, come indica Parmiggiani, è il suo stesso sangue.
Dunque dovremmo distinguere con cura la dimensione del resto da quella rigidamente melanconica dello scarto o del rifiuto. È questa la sensazione che Peter Handke riporta della sua visita a Barjac: i resti non venivano mai intesi come rifiuti, perché «ogni resto non veniva riciclato, veniva conservato e messo da parte come un valore. Nella serra, così ampia e ricca, non c’era un ortaggio marcio o un frutto secco». Significa che il resto non può essere inteso come un rifiuto o un semplice scarto. Il processo alchemico di trasformazione non implica una sostituzione di materie quanto piuttosto un cambio di sguardo e di posizione. Se nel piombo c’è già l’oro, se nell’ombra c’è già la luce, il resto non è un mero scarto o un rifiuto, ma, come direbbe appunto Isaia, un «seme santo». Il piombo non è semplicemente all’inizio del processo per essere poi destinato a divenire oro, ma è già oro. Questo significa che nella materia, anche in quella che pare più lontana dalla luce, è contenuta la scintilla dello spirito. È quell’istante che Celan, citato da Kiefer, descrive: «il sasso si adatti a fiorire».
Insomma, ogni volta che l’arte realizza il suo miracolo trasfigura la cicatrice in poesia, dà una forma nuova alla catastrofe. È quello che per esempio si manifesta attraverso le opere costituite da libri di piombo che, come tali, risultano illeggibili: non si possono sfogliare, non si possono tenere tra le mani, non si può conoscere il loro contenuto. Eppure essi lo trattengono, lo custodiscono proprio nella sua inaccessibilità. È la dialettica tra l’essere e il nulla, tra la creazione e la distruzione che […] contrassegna il lavoro artistico di Kiefer. Per questa ragione egli può addirittura sostenere che la grandezza delle sue torri si trova nel loro crollo. Non a caso la dissoluzione è un tempo fondamentale del processo alchemico nel quale, senza di essa, non vi potrebbe essere alcuna nuova forma perché, appunto, come precisa Kiefer, «prima è dissolvimento e poi coagulazione».

Massimo Recalcati

Testo tratto da Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer, Marsilio Arte, Venezia 2026

BIO
Massimo Recalcati è tra gli psicoanalisti più noti in Italia. Le sue numerose opere sono tradotte in diverse lingue. Ha insegnato Psicologia dell’arte all’Università di Bergamo dal 2004 al 2009 e attualmente insegna Psicologia dinamica presso l’Università di Verona e Psicoanalisi dell’arte presso lo IULM di Milano. Sui temi dell’arte ha pubblicato: Il miracolo della forma. Per un’estetica psicoanalitica (2007), Melanconia e creazione in Vincent Van Gogh (2014), Il mistero delle cose. Nove ritratti di artisti (2016), Alberto Burri. Il Grande Cretto di Gibellina (2018, con fotografie di Aurelio Amendola) e, per Marsilio Arte, Il trauma del fuoco. Vita e morte nell’opera di Claudio Parmiggiani (2023), Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer (2026).

INFO
Kiefer. Le Alchimiste
7 febbraio – 27 settembre 2026
Sala delle Cariatidi
PALAZZO REALE
Piazza del Duomo 12, Milano
https://www.palazzorealemilano.it

Didascalie immagini:

Anselm Kiefer © Paolo Pellegrin

Anselm Kiefer, Sophie Brahe, 2025. Photo: Nina Slavcheva © Anselm Kiefer (cover photo)

Anselm Kiefer, Marie de Bachimont, 2025. Photo: Nina Slavcheva © Anselm Kiefer

La copertina del volume di Massimo Recalcati, Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer, Marsilio Arte, Venezia 2026

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