È in libreria il volume co-promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, pubblicato da Marsilio Arte, frutto della ricerca condotta durante lo scorso anno da Christian Caliandro coinvolgendo anche 42 esperti del settore. Come l’immagine dell’arte contemporanea italiana viene proiettata verso l’esterno, e come l’esterno a sua volta recepisce e percepisce questa immagine? “Noi nel mondo” prova a indagare queste dimensioni
42 esperti del settore intervistati (artisti, curatori, critici e storici dell’arte, direttori di museo, direttori di fiere, galleristi, art advisors), 2 sezioni, 12 capitoli.
Un libro che è dunque anche un racconto corale, concentrato su quella che per comodità chiameremo “percezione estera dell’arte contemporanea italiana”, le sfide che pone e le potenzialità che lascia intravedere. E orientato a registrare il senso di un lavoro che ovviamente non pretende di essere esaustivo, ma che si presenta – necessariamente, per la natura e la struttura stesse del fenomeno indagato ‒ come un work in progress.
Questo report, co-promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, nasce perciò insieme all’idea di coinvolgere quarantadue esperti nel settore, intervistandoli e ponendo loro alcune domande semplici, uguali per tutti (e che naturalmente hanno aperto un dialogo di volta in volta diverso, fatto di approfondimenti, connessioni e deviazioni): come consideri la percezione attuale all’estero dell’arte contemporanea italiana, dal tuo punto di vista professionale e in base alla tua esperienza? Come è cambiata secondo te questa percezione nell’arco degli ultimi venti-venticinque anni? Quali strumenti e strategie, da implementare o da introdurre ex novo, sono secondo te utili per rendere più efficace questa percezione?
L’“indagine” ha prodotto un quadro ricco e sfaccettato (a tratti anche contraddittorio, come del resto è giusto che sia), con alcuni punti e temi che sono emersi con particolare forza e costanza; molteplici punti di vista, e letture non univoche di criticità e opportunità che il ruolo e il posizionamento dell’arte italiana nel contesto globale e internazionale presentano. Questa sorta di ritratto collettivo, una fotografia mossa e sfocata del sistema artistico italiano oggi ‒ e dell’immagine che esso proietta all’esterno – si integra attraverso gli estratti delle interviste (che possono essere ascoltate e viste, in versione integrale, sul sito della Quadriennale) con i dati che ne corroborano impressioni e sfumature, e con la mia personale, inevitabilmente parziale, lettura interpretativa.
La prima parte del testo analizza dunque l’immagine all’estero dell’arte contemporanea italiana attraverso i temi della globalizzazione e della post-globalizzazione, della “individualizzazione” dell’artista (rispetto alla stagione dei gruppi) e dell’esterofilia, del mercato, della partecipazione alle grandi manifestazioni e della percezione mediatica a livello internazionale, della relazione con gli ‘altri’ contemporanei che compongono l’immaginario italiano, delle strategie e delle politiche istituzionali, della mobilità e dei social media. La seconda parte, dal taglio più storico-critico, affronta la specificità dell’arte italiana contemporanea, attraverso la relazione tra Arte Povera e Transavanguardia, e l’influenza sui decenni successivi, il caso-studio di Cattelan, le negoziazioni tra le differenti generazioni, il rapporto infine con patrimonio e tradizione. Come afferma uno degli artisti intervistati, Francesco Jodice: “In qualche modo c’è una sorta di diffrazione generazionale fra che cos’è la storia e quale è la capacità dell’arte contemporanea di entrare in relazione con essa. Questo per dire che quando si parla di artisti italiani e della loro percezione all’estero, io tenderei sempre a ribaltare il tavolo, a rovesciare la domanda: qual è la capacità degli artisti italiani di capire che cosa sono le cose del mondo in questo momento? Quali sono i grandi meccanismi segreti che in qualche modo spostano la narrazione? Di che cosa è fatta la nostra storia? Da questo punto di vista potrei dire che la domanda che a me interessa più di tutte, cioè come artista, ma anche come docente di arte contemporanea è: qual è la capacità degli artisti italiani di produrre sogni? E qual è la dimensione di questi sogni, la loro latitudine, la loro estensione?”
Questa ricerca è solo, naturalmente, un punto di partenza. Oltre che la percezione (da parte del mercato, delle istituzioni, dei curatori, dei critici e dei giornalisti stranieri ecc.), infatti, dovremmo guardare da vicino il tipo di immagine che noi proiettiamo perché sia (o non sia) percepita; e dovremmo sforzarci di conoscere davvero, in maniera molto approfondita e accurata, anche l’oggetto che vogliamo sia percepito all’esterno, l’oggetto che sta dietro quell’immagine: l’arte contemporanea italiana, soprattutto quella pensata e realizzata dalle ultime generazioni. Il che vuol dire costruire un racconto, o magari un racconto fatto di più racconti, coerente, intelligente e – se possibile – avvincente, entusiasmante, coinvolgente, critico di ciò che accade nella nostra scena artistica.
Christian Caliandro
BIO
Christian Caliandro (1979) è storico e critico d’arte contemporanea. Insegna Storia della pittura contemporanea, Storia e metodologia della critica d’arte ed Economia e mercato dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Tra i suoi libri: La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-1983 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco), Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani 2013), Italia Evolution. Crescere con la cultura (Meltemi 2018), Tracce di identità dell’arte italiana. Opere dal patrimonio del Gruppo Unipol (Silvana Editoriale 2018), il manuale Storie dell’arte contemporanea (Mondadori Università 2021), L’arte rotta (Castelvecchi 2022) e Contro l’arte fighetta (2023). Dal 2004 al 2011 ha diretto le rubriche inteoria e essai su Exibart; dal 2011 cura la rubrica inpratica su Artribune.
La cover del libro di Christian Caliandro, Noi nel mondo. Indagine sulla percezione estera dell’arte contemporanea italiana, Marsilio Arte, Venezia 2026 (cover photo)
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