In occasione della mostra Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi (Roma, MAXXI, dal 2 aprile al 20 settembre 2026), pubblichiamo l’omonimo catalogo.
Che si tratti di farsa, satira o commedia autocritica, dissacrante provocazione o ammiccamento sottile, la storia dell’arte italiana del ventesimo e ventunesimo secolo è profondamente intrisa della componente anti-tragica: le artiste e gli artisti italiani hanno espresso nel loro lavoro non solo un’alta idea del comico, come ghigno beffardo di fronte al tragico, ma anche come antidoto per superare il dramma del vivere umano. Presentando il tragicomico come possibile chiave di lettura e come elemento qualificante della cultura italiana, i curatori Andrea Bellini e Francesco Stocchi ne seguono l’evoluzione artistica dal secondo Novecento fino a oggi. L’inquadramento storico si combina a un approccio multidisciplinare che consente di indagare ambiti che vanno dall’arte al cinema e al teatro, dall’architettura al design, dalla letteratura alla filosofia, grazie ai contributi, oltre che dei curatori, di studiosi, critici e intellettuali esperti del settore.
Come osserva Stocchi, «l’ironia non fornisce soluzioni, ma apre uno spazio di ambiguità in cui lo spettatore è chiamato a confrontarsi con la propria posizione all’interno del sistema rappresentato». Complicando la decodificazione del messaggio, il tragicomico nell’arte costringe chi lo incontra a uno sforzo interpretativo e a una riflessione autocritica: nel momento in cui coglie l’intenzione polemica che motiva l’opera tragicomica, sorridendone, lo spettatore è portato a ripensare la propria posizione rispetto al soggetto proposto.
Il progetto Tragicomica evidenzia la specificità e la peculiarità che il tema assume nella storia dell’arte dal secondo dopoguerra a oggi, con una particolare attenzione all’ambito femminista, che utilizza l’ironia, il grottesco e l’assurdo quali dispositivi strategici per sovvertire la disparità di genere. Il volume intende così mettere in discussione la visione rigida e unilaterale dell’istituzione patriarcale, in cui il maschile si pone come neutro artefice della storia. Ampio spazio viene dedicato infatti alle artiste che hanno fatto del tragicomico la propria cifra espressiva, esercitando una resistenza simbolica.
In questo contesto emerge dunque l’umorismo come pratica critica e politica, in grado di opporsi credibilmente alle strutture di potere e di scuotere le coscienze, proprio attraverso la risata. Bellini sottolinea: «[…] il compito di una riflessione sul comico non è quello di condannare il riso in quanto tale, ma di distinguere tra una comicità che apre spazi di emancipazione e una che, al contrario, consolida gerarchie, umilia i soggetti vulnerabili e si fa, consapevolmente o meno, braccio retorico delle pulsioni più autoritarie della contemporaneità». Importante dunque è evidenziare l’esistenza di una comicità istituzionalizzata, abusata per mascherare la violenza simbolica delle narrazioni politico-culturali, con cui non può – e non deve – essere confusa quella comicità sana e vitale, sovversiva e riflessiva, che porta al riso liberatorio e apre gli occhi di chi sa vedere.
Il catalogo, parte integrante della mostra, include 19 saggi di studiosi che danno una panoramica critica molto articolata sul tema; per citarne solo alcuni, Giovanna Zapperi apre la sezione dedicata all’arte, Timothy Campbell ci parla di “realismo femminile”, Davide Oberto ci cala nella “tragicommedia all’italiana”. A questi contributi si aggiungono le immagini e il regesto delle opere in mostra, nonché una ricca bibliografia sul tema.
47,00 €