Parole

da MArte

La grande mostra di Anselm Kiefer a Milano raccontata dalla curatrice Gabriella Belli

di Redazione

È l’esito di un “dialogo segreto fra l’opera d’arte e il luogo”, come lo ha definito la curatrice Gabriella Belli, la mostra che Palazzo Reale a Milano dedica alle alchimiste omaggiate da Anselm Kiefer. Un viaggio visivo per ricordare il valore della memoria

Condividi su

Quarantadue teleri compongono la mostra Kiefer. Le Alchimiste, ospite della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano fino al 27 settembre 2026. Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma, l’esposizione conta sulla curatela di Gabriella Belli, che in questa intervista mette in relazione alchimia, corpo e memoria, intrecciando un discorso capace di parlare al presente.

Il dialogo visivo con la Sala delle Cariatidi è serrato. Che cosa lo rende così potente e in quale modo Kiefer ha costruito questa relazione con lo spazio, che ospita lavori realizzati appositamente per questa occasione?
La riuscita di una installazione site-specific si basa su un perfetto equilibrio tra l’ambiente che la accoglie e l’opera d’arte. Non basta avere un’opera meravigliosa o un contenitore meraviglioso, ma devono esserci delle energie segrete che scorrono tra l’opera d’arte e l’ambiente. Questa è la magia delle opere site-specific. Ed è la magia del dialogo serrato fra l’idea delle Cariatidi mutilate, i cui corpi sono stati sfregiati dall’incendio e dal crollo del soffitto della sala, e queste donne che Kiefer aveva nel cuore da tanto tempo ‒ poiché il tema dell’alchimia e delle alchimiste è onnipresente nel suo lavoro ‒ e a cui però non aveva ancora insufflato la vita. Quando Kiefer è arrivato nella Sala delle Cariatidi, ha sentito che era il posto giusto per portarle alla luce. Non basta, quindi, una bella opera, bisogna aver colto il dialogo segreto fra l’opera d’arte e il luogo.

In un clima politico-sociale fortemente incline all’oblio – lo stesso oblio al quale sono state spesso condannate le alchimiste riportate in vita da Kiefer ‒ nonché alla messa in discussione dei diritti delle donne, quale significato e lascito può avere una mostra come questa alla luce di una contemporaneità verso la quale Kiefer è sempre stato molto consapevole e critico?
Prima di tutto ci racconta che esistono ancora molti ambiti dove il talento delle donne non è ancora stato riconosciuto e scoperto. Se pensiamo che queste alchimiste solo di recente sono venute alla luce della letteratura scientifica e sono state sdoganate come delle proto scienziate grazie a studi seri condotti peraltro da donne nel campo della storia della scienza, significa che c’è ancora molto lavoro da fare. Poi il tributo di Kiefer dà finalmente un volto, una memoria, a queste donne. La conoscenza avviene anche attraverso la visualizzazione del volto e del corpo delle persone e quindi Kiefer ha dato a queste figure, attraverso un immaginario sia artistico sia psicologico, una identità, ha creato una carta identità. Laddove la carta d’identità esisteva, come nel caso di Caterina Sforza, Kiefer l’ha aggiornata con tutti i fremiti della pittura del Novecento. Ha distrutto il testo pittorico di Lorenzo di Credi, che aveva realizzato, viva lei, un ritratto molto garbato di Caterina, e ci ha restituito la possanza fisica di questa donna che appare quasi mascolina nella postura. Ha aggiornato, nel nostro immaginario, l’idea di Caterina, molto più potente e sondata dal punto di vista psicologico, come fa oggi la pittura contemporanea.

La dinamica fra materia, combinazione alchemica ed elementi che compongono la combinazione alchemica è essenziale nel modo in cui Kiefer dà corpo a queste figure.
Kiefer usa il corpo delle donne come corpo alchemico. Attraverso la sua pittura, che si basa sui principi dell’alchimia – nascita, morte e rigenerazione ‒, trasforma le donne non tanto in un ritratto, ma in corpi alchemici. Il contenuto è il contenitore, perché sono tutti corpi alchemici quelli delle donne che lui ci mostra e, viceversa, Kiefer è il primo alchimista che mette in scena questa narrazione.

Attraverso la materia alchemica, inoltre, lui è stato in grado di dare sostanza alla memoria e alla storia di queste donne.
Assolutamente sì. Queste opere continuano a subire trasmutazioni perché Kiefer le realizza, aggiunge materia, mette gli acidi, gli ossidi, usa l’elettrolisi. Le opere vivono costantemente una trasformazione alchemica e questo è uno degli aspetti più significativi: l’assimilazione dell’operato dell’artista nell’operazione del quadro. Potremmo quasi dire che sono degli autoritratti. Un po’ p<anche erché Kiefer rivendica la sua anima femminile come un valore ‒ e questo è importante, da parte di un uomo, in una contemporaneità che sta diventando passato più che futuro, soprattutto per quanto riguarda i diritti acquisiti delle donne, sottoposti, in certi ambiti, a un tentativo di rimodulazione e di maggiore controllo.

La mostra è accompagnata da un public program. Quali aspetti desidera far emergere durante queste conversazioni?
L’idea di fondo è quella di parlare con persone che, da una parte, rendano edotto il pubblico rispetto alla storia dell’alchimia e al ruolo della donna nei confronti delle scienze mediche, della farmacopea – un ruolo concreto, non una fantasticheria. Il secondo aspetto, che spero sia oggetto della chiacchierata con Kiefer e dell’intervento della scienziata Luisa Torsi, è il processo creativo. Noi sappiamo, poiché ce lo raccontano gli scienziati, che il processo creativo, la creatività, è molto simile nella scienza come nell’arte. Ciò mi incuriosisce perché, quando pensiamo a uno scienziato, ci viene in mente qualcuno che possiede le formule e lavora con esse, invece lo scienziato lavora con l’immaginazione, che, secondo me, sta alla scienza come all’arte. Il risultato, però, è completamente diverso e questo mi affascina molto.

Intervista a cura di Arianna Testino

BIO
Gabriella Belli, storica dell’arte e curatrice di fama internazionale, ha diretto dal 1989 al 2011 il Mart di Rovereto, di cui ha coordinato il progetto scientifico e museografico. Dal 2011 al 2022 è stata alla guida della Fondazione Musei Civici di Venezia, dove ha curato importanti interventi di restauro e grandi mostre, tra cui la memorabile personale di Anselm Kiefer a Palazzo Ducale nel 2022. Specialista delle avanguardie storiche e del contemporaneo, ha progettato oltre 400 esposizioni in prestigiose istituzioni mondiali, dal Grand Palais di Parigi all’Ermitage. Insignita del titolo di Cavaliere delle Arti e delle Lettere in Francia e del premio ICOM come miglior museologo dell’anno 2003, ricopre attualmente numerosi incarichi scientifici per istituzioni culturali e per il Ministero della Cultura.

INFO
Kiefer. Le Alchimiste
fino al 27 settembre 2026
Sala delle Cariatidi
PALAZZO REALE
Piazza del Duomo 12, Milano
https://www.palazzorealemilano.it
per partecipare al public program https://www.eventbrite.com/cc/kiefer-le-alchimiste-public-program-4812047?just_published=true

Prodotti correlati

Articoli correlati

Iscriviti, la nostra newsletter ti aspetta!

Iscriviti subito per rimanere aggiornato su mostre, eventi, artisti, libri.

Registrandoti confermi di accettare la nostra privacy policy.