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da MArte

Emilio Vedova, il pittore che ha fatto i conti con la storia

di Luca Molinari

Chi meglio di Emilio Vedova ha saputo restituire, attraverso la pittura, gli umori e le rivoluzioni della sua epoca storica? La mostra a lui dedicata dal museo M9 di Mestre è descritta dalla curatrice Gabriella Belli in conversazione con il direttore Luca Molinari

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Incontro Gabriella Belli a M9 in occasione di Rivoluzione Vedova, la mostra da lei curata grazie a una importante co-produzione tra la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, ideatrice dell’evento, e M9 museo del ‘900.  Si tratta di una mostra unica, perché mette insieme un museo dedicato alla storia del secolo passato con il percorso etico e creativo di uno dei più importanti artisti italiani del secondo dopoguerra attraverso una selezione originale di opere e installazioni. Per questo motivo Gabriella Belli, una delle curatrici italiane più note e acute nel panorama nazionale, ha immaginato una vera “rivoluzione” che vede Vedova come l’autore che, attraverso le sue continue ricerche e sperimentazioni, ha voluto testimoniare un tempo così drammaticamente complesso.

Rivoluzione Vedova non è solo una mostra su un grande maestro del dopo-guerra italiano ma è anche una sfida per il museo con cui si confronta, M9, istituzione dedicata alla storia del XX secolo in Italia. Come hai affrontato questa iniziativa da curatrice?
Oltre quarant’anni di direzione museale mi hanno insegnato che la coerenza è la virtù più importante di un progetto espositivo, coerenza all’interno del percorso di una mostra, ma anche coerenza e stretta attinenza ai valori e alla missione dell’istituto, del luogo, in cui la mostra viene proposta. Ecco perché per M9, un museo di storia del ‘900, la scelta di Vedova è stato giocoforza quasi un destino: pochi artisti del ‘900 hanno stabilito una relazione così puntuale e autorevole con la storia nel suo farsi. Una partecipazione che è sempre stata per Vedova azione, azione nella pittura.

Con quali criteri hai selezionato le opere di Emilio Vedova che sono in mostra? Quale la linea narrativa che hai voluto seguire?
Due sguardi si rincorrono all’interno della mostra: al centro il trionfo della pittura, affidato a tre straordinarie installazioni, scelte tra i lavori più iconici realizzati da Vedova nel corso della sua lunga e produttiva vita artistica. Queste tre installazioni hanno come punto comune il gesto e la forza, il gesto che si fa materia, la forza che diventa puro atto creativo. Pittura astratta senza compromessi, sempre d’impeto, ora fonte di strappi e scontri, ora più pacificata in larghe partiture cromatiche, ma sempre fonte di valori esistenziali profondi.
Il secondo sguardo percorre lo spazio lungo il perimetro della sala ed è costituito da una decina di lavori, punteggiature, sigilli di una via crucis laica, che segnano la partecipazione di Vedova alla storia, appunto. Testimonianze del suo agire dentro gli accadimenti più tragici, che flagellarono il mondo nel secondo Novecento, messaggio universale.

Vedova emerge come artista universale, attento al suo tempo e la cui ricerca riflette eticamente e politicamente i fatti storici che lui vive e attraversa. In questo vedo la sua forte attualità. Come leggi il suo lavoro e la sua attualità?
In Vedova la storia coincide con il gesto della pittura, dove si susseguono, quasi in ordinata cronologia, i movimenti “tellurici” della sua esistenza e la cronaca del mondo, almeno quella che lo chiama a un impegno civile. Vedova è un contemporaneo che ancora ci ispira: nella vita come nell’arte ha unito etica ed estetica, messo al centro della sua speculazione l’uomo, come riverbero delle infinite costellazioni dell’universo, rivoluzionato la pittura con un originalissimo percorso, riconosciuto fin dagli anni Cinquanta dalle massime autorità della critica internazionale, svolto con passione l’insegnamento ai giovani, a cui ha affidato idee nuove, responsabilità e speranza. Un artista che ancora oggi pone domande, accanto ai migliori della nostra epoca.

Il catalogo, pubblicato da Marsilio Arte, mantiene una lettura corale e trasversale dell’opera di Vedova. Come lo avete pensato e organizzato?
È un catalogo che si legge con piacere, nel quale la scrittura è fluida, scorrevole e rimanda molte informazioni alle note. È una narrazione di facile approccio, per un pubblico forse più abituato al contesto storico che a quello artistico, così come immaginiamo il pubblico di M9. Accanto a un testo che ad ampio raggio esplora il percorso di Vedova, sempre con un occhio vigile alle opere in mostra, voci importanti come quelle di Anselm Kiefer riflettono sulla questione esiziale della pittura astratta, ovvero sulla sua capacità d’essere di facile comprensione per il messaggio che veicola. Altre, come quella di Fabrizio Gazzarri, assistente per lunghissimi anni di Vedova, ci fanno entrare nel suo mondo, nel suo atelier e ci parlano di un clima che raramente è stato raccontato dalla ampia bibliografia. La voce di Andrea Iacchia, infine, ci illumina con una prosa autorevole ma piacevolmente affabulatoria sulla storia contemporanea a Vedova, un affresco di grande efficacia. Apparati a cura dello staff di studiose della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova sono una garanzia di scientificità.

La tua pregressa esperienza di direttrice dei Musei Civici di Venezia ti consente di guardare alla mostra di M9 a Mestre sotto una luce più densa e orizzontale. Che importanza ha una mostra come questa per Venezia e per un pubblico vasto?
Se si tratta di un inizio, come è stato più volte ribadito, credo che questa mostra sia un passo in avanti importante, perché ha il merito di coinvolgere un pubblico, quello dell’arte, ben più vasto di quello appassionato di storia. Un inizio significa che, a seguire, M9 dovrà costruire un progetto culturale che mantenga le promesse di questa esposizione, ovvero ribadire il ruolo dell’arte come strumento di esplorazione, indagine e rappresentazione della realtà, della storia, nel suo farsi, in linea con quanto nella permanente del museo è possibile vedere.
Non sono molti gli artisti che hanno saputo essere grandi nella pittura (o scultura, grafica, etc.) e ancor più capaci di agire per giuste cause, in nome e per conto di valori universali. Sceglierli sarà il compito del museo per affermare una linea culturale distintiva, di alto profilo scientifico, di forte impatto per il pubblico. M9 avrà così una ragione in più per diventare un appuntamento da non perdere.

Luca Molinari

BIO
Luca Molinari 
(1966) è architetto, critico, curatore e professore ordinario di Teoria e progettazione architettonica presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. È direttore di M9 Museo del ‘900 di Mestre.

INFO
Rivoluzione Vedova
fino al 26 novembre 2023
M9 – MUSEO DEL ‘900
Via Giovanni Pascoli 11
https://www.m9museum.it/

Foto cover: Rivoluzione Vedova, allestimento della mostra presso M9 ‒ Museo del ’900, Mestre 2023. Photo Vittorio Pavan, Venezia

 

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