Racconti

da MArte

Paris Bordon secondo me: la pittura dell’allievo di Tiziano rivisitata da uno scrittore di oggi

di Giuseppe Scaraffia

Cosa succede se uno scrittore raffinato come Giuseppe Scaraffia si lascia ispirare dalle opere cinquecentesche di Paris Bordon?

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Paris Bordon, Venere dormiente e Cupido, 1550-1555 circa, olio su tela, 82 × 137 cm, Venezia, Direzione Regionale Musei Veneto-Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, cat. d. 39. Credito foto: Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro-Direzione Regionale Musei Veneto, su concessione del Ministero della Cultura

VENERE ADDORMENTATA

Quando vennero aperti gli schedari del Kgb, da una cartellina consunta scivolò l’immagine a colori di una donna addormentata con un bambino. L’immagine in seguito passò di mano in mano finché un anziano antiquario la riconobbe: era la “Venere addormentata” di Paris Bordone. Poco a poco venne ricostruita una vicenda sconvolgente, destinata a non venire mai a galla.

Uno dei protagonisti era l’antiquario più potente del Reich. Dal viso di Karl Haberstock, dipinto da un oscuro pittore nel 1914, emanava una cupa aggressività, che avrebbe trovato modo di esprimersi pienamente sotto il nazismo. Allora infatti Haberstock avrebbe coordinato, approfittandone ampiamente, l’immane traffico di opere d’arte rubate agli ebrei e ai musei delle nazioni conquistate. Solo tra il 1936 e il 1938 aveva venduto a Hitler più di cento opere. Una di queste era la Venere assopita di Bordone, comprata con 90000 marchi presi dalle finanze del partito. Dalla sua poltrona, il dittatore amava indugiare su quelle carni chiare indubitabilmente ariane come quelle del piccolo Cupido. Solo che un giorno, nel gennaio 1940, Hitler, al pieno della sua gloria, aveva sussultato vedendo che la Venere si era svegliata e tendeva le mani verso Cupido che giocherellava tristemente con l’arco e le frecce. In un primo tempo il dittatore aveva pensato fosse un effetto delle droghe che assumeva quotidianamente. Poi aveva pensato a un avvertimento: forse i suoi nemici volevano fargli capire che potevano penetrare nel suo rifugio quando volevano.

Haberstock, trascinato dalla Gestapo davanti al quadro, era impallidito e si era limitato a farfugliare frasi senza senso. Neppure le più raffinate torture gli avevano strappato la soluzione dell’enigma. Alla fine Himmler, grande collezionista di capolavori rubati e protettore dell’antiquario, aveva trovato la soluzione: aveva fatto dipingere per il capo una copia decente del Paris Bordone scomparso. Per farlo aveva dovuto far liberare un pittore ebreo che stava per essere gasato in un campo di concentramento. A Hitler l’opera venne presentata come un restauro e il führer la contemplò soddisfatto. In fondo, pensò, anche lui stava restaurando l’ordine scomparso nella vecchia Europa. Dopo aver pensato per un momento di tenersi il quadro sospetto, Himmler decise di non rischiare e nella notte un manipolo di SS lo riportò, tra lo stupore generale, dove era stato preso. Il resto è storia.

 

Paris Bordon, Ritratto di giovane donna, 1540-1550 circa, olio su tela, 106,8 × 82,5 cm, Collezione privata, courtesy Galerie Canesso. Credito foto: © Private Collection, courtesy Galerie Canesso, Paris

GIOVANE DONNA

La stoffa bianca è scivolata dalle spalle e la rosetta del seno rotondo emerge in piena vista dalla morbida conchiglia della veste. Il capriccio simulato dei lunghi capelli di un rosso intenso recita la commedia della bella sorpresa durante la toilette. La mano sinistra trattiene graziosamente un grande scialle di cachemire proveniente dall’Oriente. L’assoluta assenza di pudore è sottolineata dai movimenti distratti delle dita, ma invece di un sorriso invitante la donna ha un’aria inquieta, impaurita e vagamente ostile.

Le uniche donne autorizzate a mostrarsi col seno nudo, a Venezia, erano le prostitute. Persino lo spregiudicato Michel de Montaigne era rimasto stupito nel constatare il numero e il fasto prodigato da quell’imbarazzante categoria. La nota tolleranza della Repubblica Veneta veniva fatta risalire a un’imprecisata crisi del passato, in cui l’allontanamento delle meretrici aveva provocato una catena di stupri ai danni delle donne per bene. Da allora le salvatrici del pubblico onore ostentavano le loro grazie dalle finestre di quasi ogni strada giungendo nei mesi estivi a esporsi completamente nude sulle altane. Scelte con cura dai giovani aristocratici tra le popolane più belle, le prede, spesso non ancora adolescenti, venivano tolte alla famiglia dietro il pagamento di una somma di denaro. Questi fittizi rapimenti venivano chiamati “menar via una puta” ed erano oggetto dell’invidia dei vicini. Tutto il parentado si recava a congratularsi con la prescelta, che barattava la sobria veste quotidiana con le tinte più sfavillanti. Lungi dall’ingelosirsi dei rivali, i veneziani usavano consorziarsi per mantenere una prostituta, nella cui casa trascorrevano insieme gradevoli serate.

Le cortigiane spadroneggiavano specialmente durante le licenze concesse dal Carnevale. Nei teatri le si vedeva ridere in gruppo, al riparo della maschera, pronte a sussurrare un invito agli spettatori che s’avvicinavano incuriositi, rispondendo dolcemente a ogni richiesta: “Sarà servito, sono ai suoi ordini”.

 

Paris Bordon, Betsabea al bagno, 1530-1540 circa, olio su tela, 57 × 39 cm. Oxford, The Ashmolean Museum, University of Oxford. Accepted by HM Government in lieu of Inheritance Tax and allocated to the Ashmolean Museum, 2010, inv. WA2010.9

BETSABEA

Un tardo pomeriggio re Davide, dopo essersi alzato dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: ‘È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita’. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa”. Il seguito della storia narrata nella Bibbia è tragico: dopo avere richiamato in patria il marito di Betsabea, il generale Uria, Davide aveva cercato di convincerlo ad andare a letto con la moglie per nascondere gli effetti del loro adulterio. Ma Uria si era rifiutato di abbandonarsi al piacere mentre i suoi soldati stavano combattendo. A quel punto Davide l’aveva mandato a morire facendolo schierare in prima fila. Il matrimonio del re con la vedova generò, dopo un figlio fatto morire da Dio per castigare la coppia, due figli tra cui il futuro re Salomone. L’essenzialità del racconto biblico non sottolinea il fascino principale di Betsabea, che non consiste soltanto nella bellezza, ma in qualcosa di più raro ed esaltante: l’impudicizia. Niente di più distante dalla spudoratezza che si offre sguaiatamente. Il mistero racchiuso nell’impudicizia assomiglia paradossalmente a quello esibito dal pudore. In entrambi i casi l’osservatore, o meglio il voyeur, rimane stregato da qualcosa di invisibile, qualcosa che sfugge al suo sguardo. L’impudicizia di Betsabea non è innocenza; la giovane donna sa di essere completamente nuda sotto lo sguardo del re, ma sa anche che la sua apparente o reale indifferenza allude a una superiorità segreta. È questo dono inestimabile a traviare re Davide, ma è proprio da quest’incontro che nascerà Salomone, la saggezza.

 

Giuseppe Scaraffia

 

BIO
Convinto, parafrasando Dostoevskij, che la bellezza lo salverà dal mondo, Giuseppe Scaraffia si è occupato seriamente di cose frivole e frivolamente delle cose serie. Ha scritto 20 libri, dal Dizionario del dandy alle Torri d’avorio fino a L’altra metà di Parigi. Dato che la vita è breve e senza senso, preferisce l’ironia all’impegno, e l’eleganza alla santità, come del resto i santi.

INFO
Paris Bordon 1500-1571. Pittore divino
fino al 15 gennaio 2023
MUSEO SANTA CATERINA
Piazzetta Mario Botter 1, Treviso
www.mostraparisbordon.it

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